• Ohara School of Ikebana

    Fondata nella metà del periodo Meiji (1868 – 1911) da Unshin Ohara

Cos’è l’Ikebana?

L’Ikebana è l’arte giapponese di comporre i fiori secondo principi precisi, dove ogni elemento, dal ramo al singolo fiore, viene scelto e posizionato per creare un equilibrio con lo spazio che lo circonda.

Il termine stesso significa “fiori viventi” (生け花), e in questo sta già il primo principio: l’armonia con la natura. C’è poi un secondo principio, altrettanto centrale: l’asimmetria. Lo spazio vuoto, il ma (間), conta quanto un ramo, una foglia o un fiore.

Questa antica arte nasce in Giappone, dall’incontro tra due tradizioni. Lo Shintō, il culto religioso nativo del paese, che considera sacri alberi, rocce, acqua, piante, e il buddhismo, arrivato nell’arcipelago a partire dal VI secolo, con l’usanza di deporre fiori davanti alla statua di Buddha. Da questo doppio radicamento la pratica si sviluppa nei secoli, fino a diventare, nel periodo Muromachi (XIV-XVI secolo), una disciplina con regole proprie.

La decorazione floreale occidentale tende ad accumulare. L’Ikebana toglie. Bastano pochi elementi vegetali, ognuno scelto per rappresentare la sua essenza ideale. Fiori, erbe, foglie, frutti hanno lo stesso peso di un’orchidea, a seconda dello stile. Quello che conta è scegliere ogni elemento rispettandone la stagionalità e la natura intrinseca.

Ikebana, arte e società

Le prime forme codificate di ikebana risalgono già alla metà del XV secolo, quando compaiono i primi trattati scritti, i cosiddetti Ka-densho. Il più noto è il Sendenshō, redatto tra il 1445 e il 1536.

Nei secoli successivi l’ikebana si divide in stili diversi, legati al contesto d’uso e associati a specifici ambienti sociali. Così dal Tatebana, una delle prime forme codificate di composizioni generalmente realizzate con sempreverdi, si passa al Rikka, imponente e molto codificato, che tocca il suo apice tra fine Cinquecento e inizio Seicento. Accanto a quest’ultimo restano forme più libere, come il Nageire, e il Chabana (fiori del tè), nati dentro la cerimonia del tè codificata dal monaco zen Sen no Rikyū: qui basta un solo fiore, scelto bene, per dire molto.

Con il Seika, alla fine del Settecento, l’ikebana esce dai confini aristocratici e monastici e arriva tra i mercanti. A partire da questo periodo inizia a diffondersi anche tra le donne, come pratica di
formazione. La pratica dell’ikebana si conforma, come molte delle arti tradizionali giapponesi, al sistema degli Iemoto, i Caposcuola che trasmettono i propri principi agli allievi: questa è l’origine
delle scuole di ikebana come le conosciamo oggi.

Nei secoli la pratica, nata in Giappone, si diffonde nel mondo. Oggi le scuole più conosciute al di fuori dei confini del Giappone sono la Sogetsu, la Ohara e la Ikenobo.

La fondazione della Scuola Ohara

La Scuola Ohara nasce nel 1895 e in pochi anni riscuote un successo senza pari.

Il fondatore, Unshin Ohara, introduce alla fine dell’Ottocento il Moribana, letteralmente “fiori ammassati“: uno stile nuovo, capace di accogliere anche i fiori occidentali e di adattarsi alle case moderne.

Erano gli anni in cui il Giappone si apriva all’occidente: fiori mai visti prima arrivavano dall’Europa, gli stili di vita cambiavano rapidamente, e le forme tradizionali faticavano ad adattarsi alla nuova quotidianità.

Unshin Ohara risponde a questo cambiamento con un contenitore basso, ispirato a quello dei bonsai, dove i materiali vegetali si dispongono su un piano orizzontale invece che verticale.

Le sue composizioni si adattano non solo al tokonoma della casa tradizionale giapponese, ma anche ai nuovi ambienti in stile occidentale, i salotti, e gli spazi delle abitazioni moderne.

I cinque pilastri della scuola Ohara

Il Moribana, introdotto da Unshin Ohara, apre uno spazio di libertà creativa fino ad allora sconosciuto. Il concetto compositivo del Moribana viene assorbito in seguito dalla maggior parte delle altre scuole, fino a diventare uno degli stili dominanti dell’intero mondo dell’ikebana e ad
aprire la strada all’ikebana moderno. A differenza degli stili verticali ed eretti del passato, nel Moribana i fiori sono “ammassati” (moru) in vasche basse, generalmente chiamate suiban.

Accanto al Moribana, le forme di ikebana della Scuola Ohara comprendono Hana-Isho, Heika, Hana-Kanade e Hanamai.

Lo Hana-Isho (tradotto in inglese flower design) è una forma che si armonizza con gli spazi contemporanei in cui viviamo e lavoriamo, e lascia ampia libertà all’individualità dell’ikebanista. Comprende due impianti costruttivi: Kihon (base) e Tenkai (avanzato). I principianti iniziano con il Kihon, il livello più elementare, dove non si apprendono solo le tecniche di base, ma i concetti fondamentali dell’Ikebana Ohara nel suo insieme.

Lo Heika, chiamato Nageire nelle altre Scuole, è un ikebana realizzato in vaso alto con bocca stretta.

Lo Hana-Kanade e lo Hanamai sono invece forme che esprimono la bellezza tridimensionale e scultorea delle piante.

La Scuola di Ikebana Ohara di Bologna

Camilla Malvasia, allora Presidente del Garden Club di Bologna, avvia nel 1971 lo studio dell’ikebana nella sede bolognese del Garden, organizzando i primi corsi con la Maestra Jenny Banti Pereira, che aveva portato questa arte in Italia a metà degli anni Cinquanta.

Dopo alcuni decenni di insegnamento, nel 2003 nasce l’Ikebana Ohara Study Group Bologna, fondato da Fiorella Falavigna De Leo, Associate 1st Master della Scuola Ohara, allieva della Maestra Jenny Banti Pereira e attuale Presidente ad honorem del Garden Club Bologna.

Nel 2026 lo Study Group diventa Ikebana Ohara Bologna Chapter, capitolo riconosciuto ufficialmente dall’Ohara School of Ikebana, un passaggio che consolida oltre 50 anni di diffusione e insegnamento dell’ikebana a Bologna.

Oggi gli insegnanti dell’Ikebana Ohara Bologna Chapter formano allieve e allievi della scuola e tengono corsi di Ikebana a Bologna, in altre città italiane e all’estero.